L'Unione Europea (Foto: Ansa)
La guerra in Iran sta ridisegnando gli equilibri militari e producendo effetti strategici a livello mondiale, penalizzando in particolare l’Europa, secondo la lettura dell’economista e storico Giulio Sapelli su IlSussidiario.net, dove spiega che le scelte dell’Unione europea stanno finendo per favorire indirettamente la Cina. Secondo la sua analisi, il conflitto dimostra innanzitutto i limiti della strategia occidentale: senza un coinvolgimento diretto sul terreno, è difficile pensare a un reale indebolimento del regime iraniano; allo stesso tempo, gli Usa non possono contare sul pieno supporto degli alleati europei, la cui linea è prudente e diplomatica.
Il punto centrale riguarda però la dimensione geopolitica ed economica: mosse come il corridoio Indo-Mediterraneo (Imec), pensate per contrastare l’influenza della Cina, rischiano secondo Sapelli di essere controintuitive, alimentando uno scontro tra blocchi e rafforzando proprio l’asse alternativo guidato da Pechino con Russia e Iran. Il Medio Oriente, dunque, si conferma un nodo strategico, per cui il conflitto non è solo militare, ma anche economico e infrastrutturale, coinvolgendo direttamente le grandi potenze.
Secondo Sapelli, alla luce di tutto ciò l’Europa rischia di trovarsi schiacciata: manca linea autonoma e si fa fatica a conciliare sicurezza, energia e diplomazia, per cui il suo ruolo internazionale potrebbe indebolirsi, invece l’influenza cinese potrebbe allargarsi.
