Trump e Netanyahu (Foto: Ansa)
Intervenuto sulle pagine de ilSussidiario.net, il giornalista Marcello Foa ha riflettuto sulla guerra in Iran, mettendo in fila le (pochissime) certezze che abbiamo su un’azione militare chiaramente voluta da Netanyahu, nella quale Trump è stato tirato in mezzo per ragioni che – dall’esterno – sono tutt’altro che chiare, in barba ai consigli offerti al presidente USA dai suoi stessi esperti militari e di intelligence: secondo Foa, infatti, nella scelta del tycoon di imbarcarsi per la guerra c’è chiaramente “qualcosa che non torna”.
Tra le ipotesi più probabili – spiega il giornalista – c’è sicuramente quella che vede nella guerra in Iran un modo per “distrarre” l’opinione pubblica dai dossier del “caso Epstein e [della] sentenza della Corte Suprema sui dazi”; ma altrettanto plausibile è l’ipotesi che “Netanyahu abbia degli elementi di condizionamento molto forti nei confronti di Trump”, forse un qualche segreto legato “alla sua vita privata o professionale”.
Sarebbe – sempre secondo Foa -, infatti, poco solida l’idea di un Iran pronto ad attaccare gli USA e Israele, così come non reggerebbe particolarmente neppure la volontà di Trump di mettere le mani sullo stretto di Hormuz per indebolire la Cina dato che – oltre all’ovvio costo necessario per raggiungere questo obiettivo – non vi sono certezze “sul risultato finale” e non è ancora detto che “gli Stati Uniti e Israele vincano la guerra”.
