Donald Trump e Xi Jinping, vertice Usa-Cina in Corea del Sud (ANSA-EPA 2025)
La soluzione alla guerra in Iran potrebbe risiedere in un accordo tra le grandi potenze mondiali: è questa la tesi dello storico ed economista Giulio Sapelli, che in un’analisi pubblicata su IlSussidiario.net sostiene che il conflitto potrà concludersi solo con un’intesa strategica tra Usa e Cina coinvolgendo però anche la Russia.
Mosca sarebbe proprio il punto centrale della trattativa: per arrivare alla stabilizzazione del Medio Oriente, Washington e Pechino dovrebbero convincere il Cremlino ad accettare una soluzione negoziale sul fronte ucraino, con il riconoscimento del controllo russo su Crimea e Donbass. Solo dopo un compromesso su questo dossier sarebbe possibile concentrare gli sforzi internazionali sulla crisi iraniana e ridurre l’escalation militare nella regione.
Sapelli inserisce il conflitto con Teheran in uno scenario geopolitico più ampio, segnato da profondi cambiamenti negli equilibri mondiali: le tensioni in Medio Oriente, secondo la sua lettura, sono legate al confronto tra le grandi potenze e alla ridefinizione dei rapporti tra Occidente, Cina e Russia.
Invece, l’Europa resta marginale, infatti Sapelli osserva che l’Unione europea fatica a ritagliarsi un ruolo nelle grandi crisi internazionali, per cui il baricentro delle decisioni si sposta sempre più proprio verso Washington, Pechino e Mosca. La guerra in Iran rientra allora in un “risiko” globale, in cui la pace dipenderà dalla capacità delle grandi potenze di trovare un equilibrio politico e territoriale.
