La guerra in Iran (Foto: Ansa)
La guerra in Iran sembra essere vicina a un punto di svolta, ma più che verso una vittoria netta, Usa e Israele sembrano orientati a costruire una possibile via d’uscita: è la tesi di Toni Capuozzo, intervistato su IlSussidiario.net. Secondo il giornalista, i raid degli ultimi giorni non avrebbero solo un obiettivo militare, ma anche politico, cioè creare le condizioni per chiudere il conflitto.
Israele starebbe cercando di dimostrare di aver già raggiunto risultati strategici rilevanti, come l’indebolimento del programma nucleare iraniano e delle capacità missilistiche; ciò consentirebbe al premier israeliano Benjamin Netanyahu di rivendicare un successo e aprire alla fine delle operazioni senza apparire sconfitto.
Una logica simile riguarderebbe anche il presidente americano Donald Trump, che – secondo Capuozzo – potrebbe essere interessato a fermarsi appena possibile, purché possa dichiarare una vittoria politica. Il conflitto, infatti, resta costosa e difficile da controllare, invece gli obiettivi iniziali appaiono sempre meno definiti.
Nel frattempo il contesto regionale si sta complicando: i Paesi del Golfo, pur non decisivi sul piano militare, potrebbero entrare più attivamente nel conflitto al fianco di Israele, segnando una trasformazione storica degli equilibri mediorientali e una possibile evoluzione degli Accordi di Abramo in un’alleanza militare.
Sul terreno, però, l’Iran continua a rispondere con una strategia asimmetrica, affidata soprattutto ai Pasdaran, tra lanci di missili e minacce indirette; questo rende più difficile una conclusione rapida del conflitto e aumenta il rischio di escalation. Emerge così il quadro di una guerra ancora aperta, ma già orientata a una possibile uscita negoziata o politica, più che a una vittoria militare totale.
