Bibi Netanyahu, Premier Israele sul luogo distrutto dai missili Iran a Rehovot (ANSA-EPA 2025)
Sembra essere incerto il futuro della guerra in Iran, con Trump che un giorno minaccia Teheran di distruggere le sue infrastrutture energetiche e quello dopo sostiene di aver già avviato delle trattative sulla pace, il tutto con Israele e gli ayatollah nel mezzo che non sembrano essere minimamente intenzionati a deporre le armi: temi sui quali ha ragionato Ugo Tramballi sulle pagine de ilSussidiario.net, ritenendo solo parzialmente fondate le parole di Trump.
Secondo Tramballi, infatti, la guerra in Iran è ancora “lontana da una soluzione”, con il modello venezuelano ipotizzano da Trump che sarà difficilmente replicabile anche a Teheran: l’esito più probabile, in tal senso, è che “domani o fra tre settimane, Trump annuncerà che ha vinto la guerra” e avvierà degli effettivi negoziati e anche se tutti sapremo che la vittoria millantata “è falsa”, accetteremo il fatto che il conflitto si ferma e il mondo può tornare alla tranquillità.
D’altra parte, però, al di là di ciò che dichiara pubblicamente, secondo Tramballi anche Netanyahu potrebbe essere ben felice di porre fine alla guerra in Iran, sfruttando quel “consenso gigantesco” che solamente le guerre gli sanno garantire in patria per “convocare elezioni anticipate” e farsi rieleggere, conscio anche lui che “tanto una vittoria totale in Iran è irraggiungibile” e capitalizzare l’attuale consenso è sicuramente meglio di farlo con una vittoria a metà.
