Guerra in Iran (Ansa)
Con la guerra in Iran che si appresta alla sua seconda settimana di scontri, secondo l’editorialista del Sole 24 Ore Ugo Tramballi – intervenuto in queste ore sulle pagine de ilSussidiario.net – difficilmente riuscirà a emergere un vincitore che potrà dire di aver raggiunto gli obiettivi dichiarati all’inizio del conflitto; tutto fermo restando che sono parecchio alte le possibilità di un’escalation che coinvolga anche i proxy regionali del regime di Teheran, potenzialmente incendiando anche il Mar Rosso.
Sul futuro della guerra in Iran, Tramballi ricorda che è stato lo stesso Netanyahu ad ammettere che “la caduta della teocrazia sarà difficile”, mentre Trump è parzialmente illegibile perché “ne dice una al giorno”: secondo l’analista, l’attuale obiettivo di USA e Israele è “colpire fino a rendere impossibile all’Iran continuare la guerra”, spingendo quest’ultimo ad accettare trattative che – sicuramente – saranno ben più svantaggiose di quelle offerte prima del conflitto.
Resta però una variabile spesso ignorata della guerra in Iran, ovvero l’esistenza degli Houti che fino a questo momento sembrano essere “scomparsi dalla scena”: secondo Tramballi, si tratta di una specie di “forza di riserva” per Teheran, pronta a entrare in gioco nel caso in cui “l’Arabia Saudita dovesse entrare in guerra”, oppure valutasse di “spostare il suo petrolio” attraverso il Mar Rosso, area fortemente presidiata dai miliziani yemeniti.
