Salah al Din Road, Striscia di Gaza, febbraio 2024 (Ansa)
Presa di posizione di Hamas durante il forum a Doha: il movimento islamista rifiuta in maniera categorica il disarmo e si oppone a ogni governo straniero nella Striscia di Gaza. Secondo il leader politico Khaled Mashaal, la resistenza armata è «l’anima del popolo palestinese» e consegnare le armi significherebbe privare Gaza della sua identità e capacità di difendersi. Il rifiuto arriva proprio nel momento in cui avanzano proposte internazionali di mediazione, come il Board of Peace promosso dagli Usa e sostenuto anche da Israele con il primo ministro Netanyahu, che prevedono un ruolo esterno per smilitarizzare Hamas e avviare la ricostruzione nella Striscia.
Queste parole gelano le aspettative di pace occidentali, in particolare degli Usa, che ritengono il disarmo un passo importante per la stabilizzazione di Gaza e la fine delle ostilità. Hamas respinge inoltre la “criminalizzazione della resistenza” definendola inaccettabile e condiziona il proprio coinvolgimento futuro a un «approccio equilibrato» che permetta l’accesso di aiuti umanitari senza rinunciare alla lotta armata.
La reazione di Israele resta ferma: senza consegna delle armi, non intende concedere alcuna autonomia politica alla leadership di Hamas che, quindi, rischia di complicare un percorso di pace di per sé fragile, rallentando i negoziati e incrementando le tensioni internazionali.
