Vladimir Putin (Ansa)
Con la crisi dello Stretto di Hormuz torna al centro il tema degli equilibri energetici, ma il ruolo della Russia in questo scenario viene spesso interpretato in maniera superficiale per Giovanni Ricci che, nell’analisi su IlSussidiario.net, evidenzia come Mosca non sia tra le “vittime”, anzi è un attore strategico in grado di influenzare l’equilibrio tra domanda e offerta mondiale.
Hormuz è un passaggio cruciale per il transito del petrolio mondiale, ma in caso di blocco totale esistono rotte e soluzioni alternative che potrebbero ridurre l’impatto diretto nel breve periodo; d’altra parte anche una riduzione limitata dell’offerta mondiale (intorno al 4-7%) potrebbe avere effetti sui prezzi, spingendo il petrolio verso livelli molto alti e alimentando inflazione e stagnazione economica in Occidente.
Ed è in questo contesto che entra in gioco la Russia: secondo Ricci, potrebbe aumentare la produzione e compensare una parte importante del deficit mondiale, rafforzando così il proprio peso nel mercato energetico internazionale, ma c’è un punto politico da non trascurare. Il Cremlino non avrebbe alcun interesse a un collasso totale del sistema energetico, bensì a mantenere un livello controllato di instabilità per svolgere un ruolo di “equilibratore” tra le diverse potenze, per cui il conflitto iraniano si inserisce in una competizione più ampia per espandere la propria influenza.
Per l’Europa il rischio è duplice: da un lato, l’aumento dei prezzi energetici potrebbe tradursi in inflazione alta e rallentamento economico; dall’altro, una maggiore dipendenza da forniture alternative potrebbe rafforzare indirettamente il ruolo della Russia.
