Lavoro (Foto da Pixabay)
Sono stati pubblicati qualche mese fa i dati reali sul lavoro sommerso Italia, ancora estremamente diffuso e responsabile di danni enormi alla nostra economia, con una doppia perdita dal punto di vista del PIL potenziale e delle prestazioni evase: numeri che dovrebbero aprire a un ampio ragionamento sulla lotta al lavoro sommerso, esteso – secondo un’analisi di Natale Forlani pubblicata sulle pagine de ilSussidiario.net – anche all’intero sistema produttivo italiano.
Nel 2023 – ultimo anno di cui si hanno dati certi – il lavoro sommerso in Italia ha registrato un aumento di 0,1 punti percentuali rispetto all’anno precedente sul suo impatto sul PIL, ormai pari al 10,2 per cento per un quota pari a 217 miliardi: sono, infatti, 2,3 i milioni di lavoratori in nero, pari al 12,7 per cento del totale; mentre l’impatto strettamente fiscale è stimato dall’ISTAT a circa 78 miliardi di prestazioni evase.
Forlani, però, ricorda anche che seppur attualmente esista un’ampia “gamma di tecnologie” utili per combattere il lavoro sommerso, ciò che veramente serve è “un cambio di paradigma” sulla “crescita ufficiale della produttività dei fattori della produzione”: senza quest’ultima, infatti, il rischio è che si aprano numerosi “contenziosi per motivi futili” contro tutti i lavoratori onesti che contribuiscono alla collettività.
