Spoglio delle schede del Referendum (Ansa)
Si avvicina il cruciale momento del Referendum sulla giustizia, con l’esecutivo – e soprattutto la leader di FdI Giorgia Meloni – che ha già avviato le sue dovute valutazioni per capire cosa potrebbe succede in caso di una vittoria del “No”: un’ipotesi – quest’ultima – che sembra in rimonta nei sondaggi e che è già data (quasi) per scontata nel caso in cui non si raggiunga il 40/45 per cento dell’affluenza generale; aprendo potenzialmente a una fase delicata per l’esecutivo, fermo restando che indipendentemente dall’esito del Referendum è già stato chiarito che si andrà avanti fino alla fine.
Secondo un’analisi di Del Duca pubblicata su ilSussidiario.net, le strade che si aprirebbero per Meloni a fronte di una vittoria del “No” al Referendum sono almeno due: la prima è quella di sciogliere l’esecutivo e andare al voto in modo anticipato, sfruttando l’ancora ampia confusione del centrosinistra per cristallizzare un nuovo risultato elettorale che concederebbe la piena governabilità per i prossimi anni; ma Meloni sembra più propensa a confermare il record di durata del suo esecutivo, con il primo posto che scatterà solamente a maggio, ormai troppo tardi per andare al voto.
L’altra strada dopo la vittoria del “No” al Referendum potrebbe essere quella di proporre un patto di fine legislatura ai suoi alleati, in modo da arrivare senza crisi al 2027, limitando l’azione a pochi punti programmatici: ipotesi nella quale potrebbe rientrare anche la famosa legge elettorale sulla quale gli sherpa del centrodestra stanno lavorando da tempo; con il rischio, tuttavia, di lasciare al centrosinistra una finestra – in caso di sconfitta referendaria – per accusare l’esecutivo di volersi accaparrare quanti più seggi possibili nel 2027.
