Ospedale (Ansa)
Noto ormai da diversi decenni, recentemente il virus Nipah è tornato a preoccupare il continente asiatico con diversi casi registrati in India che hanno fatto correre immediatamente al riparo i paesi vicini, pronti a mettere in campo screening di massa negli aeroporti (specialmente per chi arriva dal territorio indiano) per evitare che il patogeno attraversi i loro confini: una preoccupazione – va detto – giustificata, perché la mortalità del virus Nipah oscilla tra il 45 e il 70 per cento; ma cerchiamo di capire meglio cosa stia succedendo.
Partendo proprio dall’India, è bene dire che gli attuali casi accertati di virus Nipah sono due: entrambi sono legati a operatori sanitari che lavorano nel medesimo ospedale, lasciando intuire che siano dovuti tutti e due al medesimo paziente infetto – probabilmente asintomatico – che ha veicolato il contagio; mentre le autorità sanitarie locali hanno già isolato i due contagiati e verificato che tra i loro contatti non vi sia stata nessuna nuova infezione.
Sul fronte europeo, invece, ad attenuare i facili allarmismi sul virus Nipah ci ha pensato l’Ecdc che in una recente nota ha precisato che attualmente i rischi per il Vecchio continente sono pressoché nulli: entrambi i casi indiani, infatti, sono stati isolati e il vettore preferito dal patogeno – ovvero il pipistrello della frutta – non è presente sul territorio europeo; mentre sul fronte dei viaggiatori non si temono possibili “importazioni” virali visto che il patogeno corre soprattutto nelle aree più povere del paese, scarsamente soggette al turismo occidentale.
