Ali Khamenei, Supremo Ayatollah dell’Iran (ANSA-EPA 2026)
Nel corso di un’intervista rilasciata a ilSussidiario.net, l’ex corrispondente RAI a Gerusalemme Filippo Landi ha riflettuto sul senso reale dell’incontro a Washington tra Trump e Netanyahu, incentrato – com’è facile immaginare – sul fascicolo dell’Iran che da tempo tiene in scacco l’intero Medio Oriente; tra la possibilità (forse remota) che si trovi un accordo pacifico per porre fine al regime in Iran e quella (forse ben più probabile) che scoppi una vera e propria guerra regionale su larga scala.
Secondo Landi, infatti, Netanyahu arriverà da Trump con tre richieste principali, ovvero quella di porre fine al programma nucleare dell’Iran, di fargli ridurre il suo arsenale balistico e di interrompere i finanziamenti ai proxy regionali: punti recentemente contestati dagli stesi ayatollah, che si sono detti esclusivamente disposti a trattare sul programma nucleare militare ed è proprio questa posizione che potrebbe rappresentare o un punto di rottura dei negoziati, oppure una possibile “merce di scambio” nel caso in cui Teheran si rendesse conto della sua debolezza.
Entrambe le strade – sempre secondo Landi – restano aperte, con l’unico dubbio che riguarda l’effettiva portata dell’eventuale guerra che potrebbe scoppiare: USA e UE, infatti, sono già pronte a colpire le “basi militari antiaeree” di Teheran; ma tutto dipenderà dalla valutazione di Trump sull’effettiva possibilità di rovesciare o meno il regime in Iran, con la diplomazia che potrebbe prevalere nel caso in cui ritenesse l’ipotesi “non realistica”.
