Lavoro (Foto da Pixabay)
Automotive ed energia sono settori che stanno attraversando difficoltà importanti, con ricadute su produzione e competitività. L’anno si è chiuso con la produzione industriale italiana in calo dello 0,2%, ma la performance dell’automotive è stata molto peggiore, con un arretramento della produzione di circa il 20% secondo i dati della Fim-Cisl, con oneri straordinari per oltre 22 miliardi di euro annunciati da Stellantis, che ha sospeso il dividendo quest’anno.
Secondo Luigi Campiglio, docente di politica economica, queste dinamiche evidenziano come il settore auto, che prima era fulcro della manifattura europea, sia in difficoltà non solo per fattori interni, ma anche per la concorrenza internazionale, con la Cina che offre vetture a prezzi più competitivi. Eppure, in Italia si registrano “prestazioni” migliori rispetto ad altri grandi paesi europei come Germania, Francia e Spagna in alcuni indicatori di produzione industriale, in ogni caso servono interventi coordinati a livello europeo, soprattutto per contrastare le difficoltà specifiche del settore automobilistico.
Affrontare la crisi dell’automotive per Campiglio richiede soluzioni strutturali che vadano oltre la semplice regolazione delle emissioni: servirebbero investimenti comuni europei per rendere più competitive le filiere, oltre ad una regia comune per le politiche energetiche, visto che il costo dell’energia incide sui costi di produzione. La proposta di Campiglio è di puntare su politiche congiunte europee per sostenere l’innovazione, gli investimenti in tecnologie e il rilancio della domanda, con l’obiettivo di sostenere l’industria europea e non trasformarla sempre più in un mercato importato.
