Pasdaran in Iran con l’ayatollah Khamenei: le Guardie della Rivoluzione (ANSA-EPA 2025)
Proseguono i negoziati tra Iran e Usa sul nucleare, con segnali di apertura di Teheran sulla ripresa delle ispezioni sul loro programma, mostrando una volontà di collaborare con gli organismi internazionali su alcuni aspetti della verifica, ma questa disponibilità non si traduce ancora in un accordo. La Repubblica islamica continua a respingere l’idea di accettare condizioni che comportino un completo stop all’arricchimento dell’uranio o il disarmo totale del proprio settore nucleare, definito dai vertici di Teheran come pacifico e strategico per il proprio sviluppo nazionale.
Una condizione fondamentale per l’Iran è il riconoscimento di vantaggi economici in cambio della cooperazione: l’eliminazione o l’alleggerimento delle sanzioni Usa è importante per una svolta nei negoziati, per cui Teheran vuole che l’amministrazione Trump riveda l’imposizione delle misure punitive, introdotte dopo il ritiro unilaterale degli Usa dall’accordo nucleare, prima di impegnarsi in una cooperazione piena.
Israele rischia di mettersi di traverso, perché insiste affinché qualsiasi intesa includa condizioni più rigide sulla capacità nucleare iraniana, oltre a considerare anche aspetti come il programma missilistico e l’influenza regionale di Teheran. Una divergenza di obiettivi che complica i negoziati, con il rischio che si allunghino le trattative o ne venga compromesso il buon esito.
