Iran, l'ayatollah Khamenei (Foto: Ansa)
In un’analisi sulle pagine de ilSussidiario.net, Sherif El Sebaie ha raginoato sul futuro del Medio Oriente alla luce delle crescenti ostilità tra l’Iran e gli Stati Uniti, nelle quali si è introdotto anche Israele per sostenere uno sforzo bellico che ponga ufficialmente fine al regime di Teheran, unica vera e propria potenza regionale in grado di minacciare direttamente Tel Aviv: la dimostrazione – spiega El Sebaie – arriva dalla guerra dei 12 giorni che ha dimostrato come l’Iran possa tranquillamente superare le difese israeliane e provocare ingenti danni.
La ragione per cui Israele vuole la caduta del regime in Iran – spiega ancora El Sebaie – è proprio legata al fatto che si sente minacciato sia dalla possibilità che si doti “dell’arma nucleare“, sia dal suo “programma missilistico”: il problema, però, è che Tel Aviv non può materialmente provocare un conflitto “senza chiedere a nessuno” ed è qui che si arriva al nodo degli USA, nell’auspicio di riuscire a “trascinarli” nel conflitto e – magari – che siano proprio questi a scagliare la prima pietra.
Dal conto suo, però, Trump sembra poco interessato a un vero e proprio conflitto con l’Iran perché seppur abbia dimostrato di essere disposto a soddisfare personalmente qualsiasi capriccio di Tel Aviv, sono forti le pressioni “nel movimento MAGA” affinché gli USA non impieghino “risorse economiche e militari americane per difendere un Paese diverso”; senza contare che provocando una guerra dovrebbe inevitabilmente “rinunciare al Nobel che desidera tanto”.
