Trump e Netanyah (Foto: Ansa)
Dopo l’incontro tra Trump e Netanyahu alla Casa Bianca, sembra che la questione Iran sia sempre più vicina a un possibile aumento esponenziale delle tensioni con gli USA che sembrano disposti a negoziare un accordo anche blando e Israele intenzionato a limitare al massimo la potenza militare degli ayatollah una volta per tutte: sul tema del lunghissimo bilaterale tra i due paesi ha riflettuto il direttore del Centro studi Cosmo Bernard Selwan Khoury sulle pagine de ilSussidiario.net, avanzando un paio di ipotesi sul futuro dell’Iran.
Secondo Khoury non è un mistero – data l’incredibile durata di “quasi tre ore” – che l’incontro tra Trump e Netanyahu si sia svolto in un clima reso teso dalle differenti volontà sulla gestione del dossier Iran: se sul fronte USA, infatti, è più che sufficiente un accordo sul tema dell’arricchimento dell’uranio per ragioni militare; su quello di Israele si spinge ancora per includere anche “l’interruzione del programma missilistico balistico e la fine del sostegno” ai proxy regionali.
Certo è – sembra secondo Khoury – che Trump ha già perfettamente dimostrato che Netanyahu è in grado di esercitare un’enorme pressione su di lui e proprio per questo, anche per via dell’enorme quantitativo di soldati già dispiegati nell’area dagli USA, non si può escludere un attacco “in 24 ore”; potenzialmente alimentato – addirittura – dalla decisione di Tel Aviv di condurre personalmente “un attacco (..) a sorpresa” per spingere Trump a intervenire.
