La guerra in Iran (Foto: Ansa)
La guerra in Iran rischia di produrre effetti geopolitici diversi da quelli dichiarati da Usa e Israele: è l’avvertimento lanciato da Mario Giro, ex viceministro degli Esteri, tramite i microfoni de IlSussidiario.net. Il timore è che si apra una nuova fase di proliferazione nucleare e di instabilità internazionale.
Secondo Giro, l’attacco deciso dal presidente americano Donald Trump con il premier israeliano Benjamin Netanyahu non è stato accompagnato da una strategia politica chiara: l’obiettivo di indebolire o far cadere il regime iraniano sembra difficile da raggiungere, perché la Repubblica islamica dispone di una struttura istituzionale complessa e di un forte apparato militare e politico che rende improbabile un rapido cambio di regime.
Paradossalmente, spiega Giro, il conflitto potrebbe convincere sempre più Paesi che l’unico modo per evitare attacchi esterni sia dotarsi di armi nucleari, seguendo l’esempio della Corea del Nord; una convinzione rischia di diffondersi non solo in Medio Oriente, ma anche in altre parti del mondo, alimentando una nuova corsa agli armamenti.
Oltre al rischio nucleare, Giro segnala anche la possibilità di un ritorno del terrorismo internazionale: la spirale di violenza e odio generata dal conflitto potrebbe favorire attentati sia organizzati sia compiuti da individui isolati spinti da motivazioni ideologiche o vendicative.
Nel frattempo la guerra continua senza palesare una vera exit strategy: gli Stati Uniti, sostiene Giro, potrebbero essere i primi a dover cambiare rotta se il costo economico del conflitto, tra aumento del prezzo del petrolio e inflazione, dovesse diventare insostenibile anche per l’opinione pubblica americana.
