Iran, il principe ereditario (Foto: Tg5)
La situazione in Iran potrebbe esplodere letteralmente da un momento all’altro, e lo si capisce chiaramente dalla “chiamata” del principe ereditario, il figlio in esilio dell’ultimo re iraniano, Reza Pahlavi. Nella serata di ieri è uscito allo scoperto chiedendo al mondo intero di aiutare i manifestanti a rovesciare il governo degli Ayatollah, e dicendosi fiducioso che “la Repubblica islamica cadrà, non se, ma quando”.
Se ciò accadesse davvero sarebbe clamoroso tenendo conto che l’Islam governa Teheran dal primo aprile del 1978, quindi da quasi 50 anni. Reza Pahlavi ha “consigliato” alle forze mondiali di attaccare la leadership delle guardie rivoluzionarie, convinto che se dovessero cadere faciliterebbe il compito di insediare un nuovo governo e soprattutto eviterebbe lo spargimento ulteriore di sangue, alla luce delle migliaia di morti fra i manifestanti delle ultime settimane. Sarebbero più di 2.500 le persone uccise dalle proteste del 28 dicembre, ma il numero effettivo potrebbe essere ben più elevato. Per Pahlavi, che ha parlato da Washington dove è in esilio, serve un “attacco chirurgico”, chiedendo inoltre alle potenze mondiali delle pressioni economiche, ma anche di implementare la rete di internet (che è stato oscurato), e di espellere tutti i diplomatici: vedremo se qualche potenza – probabilmente gli Stati Uniti – risponderà al suo appello.
