Le proteste in Iran (Foto: Tg5)
Per Azar Karimi ciò che sta accadendo in Iran è una crisi senza precedenti ed, in effetti, non si può che descrivere così la situazione in quel di Teheran e nelle principali città iraniane, dove da giorni è scoppiata una rivolta che suona di rivoluzione sociale. Ad alimentare il fuoco è stato in queste ore Reza Pahlavi, il figlio dello Scià deposto nel 1979, l’anno in cui l’Iran è divenuta uno Stato islamico cancellando quindi tutte le precedenti leggi. «Non vi chiedo di andare in piazza, ma dobbiamo conquistare i centri cittadini, restate in strada».
È un vero e proprio appello a combattere quello di Pahlavi; di conseguenza c’è il serio rischio che le proteste possano ulteriormente esplodere nelle prossime ore. I cittadini sono scesi in piazza contro l’aumento del costo della vita ed è di fatto la prima volta che accade proprio da 47 anni a questa parte. Di mezzo troviamo la corruzione, una gestione economica fallimentare e una politica estera di Ali Hamenei, l’Ayatollah, che non ha portato ad alcun risultato. Fra la popolazione serpeggia un enorme senso di ingiustizia sociale, soprattutto tenendo conto che, se il popolo fatica ad arrivare a fine mese, l’élite politica al potere continua ad avere enormi privilegi: la sensazione è di essere di fronte a qualcosa di storico.
