La situazione in Iran (Foto: Ansa)
La guerra in Iran sta palesando una serie di errori strategici e comunicativi che riguardano sia il piano militare sia quello informativo: per Filippo Landi la questione non verte solo sull’efficacia dei bombardamenti di Usa e Israele, ma sull’impatto economico sul mercato del petrolio e del gas. Il blocco della produzione energetica in Medio Oriente e le difficoltà di navigazione nello Stretto di Hormuz stanno infatti immobilizzando molte petroliere e influenzando i mercati, come si evince anche dalla reazione delle Borse.
Nel frattempo l’offensiva militare non ha portato a una vittoria rapida: nonostante i bombardamenti e l’uccisione della Guida Suprema iraniana Ali Khamenei, Teheran continua a rispondere, e il conflitto tende ad allargarsi alle infrastrutture economiche e civili, in un’escalation che si accompagna anche alla propaganda, con immagini filtrate e una narrazione che non mostra del tutto gli effetti degli attacchi.
Teheran sta provando a ridurre l’isolamento diplomatico tendendo la mano ai Paesi del Golfo, pur assicurando che continuerà a colpire le basi militari Usa da cui partono gli attacchi, nel frattempo il prezzo del petrolio ha superato i 90 dollari al barile, con un aumento di circa il 35% dall’inizio del conflitto, per cui per Landi questa crisi deve essere una “lezione” per tutti: le guerre moderne non si decidono solo sul campo di battaglia, ma anche sul terreno energetico, economico e informativo.
