Proteste Iran dopo la morte di Khamenei (Ansa)
Nonostante i proclami di una vittoria che – a suo avviso – sarebbe giunta nell’immediatezza dei primi attacchi, Trump sembra intenzionato a fare un piccolo passo indietro rispetto alla guerra in Iran, iniziando a guardarsi attorno negli alti palazzi di Teheran per cercare un possibile mediatore che – da un lato – accetti di dare il via a delle trattative per la pace e – dall’altro lato – assuma il comando del regime dopo la fine (auspicata dal tycoon) del regime degli ayatollah.
A dirlo sarebbero, in particolare, alcuni funzionari statunitensi sentiti in queste ore dal Washington Post, secondo i quali alla Casa Bianca inizia a farsi strada l’idea che abbattere il regime in Iran, o anche “solo” distruggere interamente il suo programma nucleare, siano obiettivi tutt’altro che facili che raggiungere, specialmente con la guerra che imperversa; mentre resta il fatto che nei prossimi giorni alle porte del Golfo è atteso l’arrivo dei 2mila marines inviati nei giorni scorsi dallo stesso Trump, ai quali – secondo alcune voci – potrebbero aggiungersi anche 3mila paracadutisti.
D’altra parte, resta il fatto che Netanyahu ha già chiarito che porterà a termine la sua missione in Iran, con o senza il supporto dell’alleato statunitense; così come anche la strada diplomatica non sembra attecchire a Teheran: per ora, infatti, oltre a non esserci delle reali figure che possano calmare gli animi degli ayatollah e assumere il comando della nazione, lo stesso regime ha chiarito che accetterà una trattativa solo se gli USA pagheranno per i danni causati, revocheranno interamente le sanzioni e – soprattutto – terranno i loro stivali fuori dal territorio islamico.
