La situazione in Iran (Foto: Ansa)
Dopo diversi giorni di attesa e lo spostamento dalla Turchia all’Oman – per ragioni che non sono state chiarite, ma probabilmente legata all’eccessiva vicinanza di Ankara a Teheran -, si sono aperti nella giornata di oggi i negoziati tra USA e Iran, fini (almeno, sulla carta) a ridurre quell’elevatissimo livello di tensioni che sono nell’aria ormai da diverso tempo: resta, infatti, sullo sfondo la minaccia statunitense di attaccare militarmente l’Iran; replicando – potenzialmente – quanto accaduto in Venezuela, ma con conseguenze ben più gravi.
Sul tavolo delle trattative in Oman sembra esserci – almeno, in questa fase iniziale – soprattutto il programma nucleare dell’Iran: gli USA, infatti, vorrebbero una sua completa interruzione sia dal punto di vista civile (a fini strettamente energetici) che – e soprattutto – da quello militare, scongiurando la possibilità che gli ayatollah costruiscano la bomba atomica; mentre dal conto di Teheran sembra esserci solamente un’apertura per l’interruzione di tipo militare.
Resta da capire – mentre i complessi negoziati procedono – come intenderà muoversi nell’immediato futuro la Cina: proprio alla vigilia dell’incontro in Oman, infatti, il Dragone si è schierato apertamente dal lato dell’Iran, denunciando – e chiedendo che vengano interrotte – le “intimidazioni unilaterali” da parte degli Stati Uniti; arrivando anche a parlare di possibili ritorsioni (non è chiaro di che tipo) nel caso in cui si verificasse un attacco da parte degli USA.
