Il terminal petrolifero iraniano sull'isola di Kharg (Ansa)
Nonostante siano già un paio di settimane che Trump sostiene di avere la vittoria in mano e di essere riuscito a convincere il regime di Teheran a sedersi a un tavolo negoziale, negli alti palazzi di Washington si fa sempre più strada l’ipotesi di guidare una vera e propria conquista dell’isola di Kharg, snodo fondamentale per l’economia iraniana (dato che da lì partono la quasi totalità delle esportazioni petrolifere) e per il funzionamento corretto dello stretto di Hormuz.
Ad avvalorare l’ipotesi che Trump voglia dare l’ordine di conquistare l’isola di Kharg c’è quel via vai di soldati nelle acque territoriali iraniane, con migliaia di marines che sono attualmente ammassati su diverse portaerei pronti all’azione: non a caso l’idea certamente più semplice sarebbe quella – tecnicamente fattibile – di una vera e propria conquista militare; con il rischio, però, che si trasformi in un atto di aggressione diretta che esporrebbe i soldati statunitensi alle ovvie ritorsioni di Teheran.
D’altra parte, se si volesse scartare l’idea di una conquista, gli USA starebbero anche valutando la possibilità di attuare un blocco navale nei dintorni dell’isola di Kharg, impedendo la partenza e il transito delle navi iraniane: un opzione certamente più sicura (ma comunque non priva di rischi) per i soldati statunitensi, ma che – al contempo – produrrebbe effetti più limitati, potenzialmente nulli; specialmente se l’obiettivo ultimo fosse quello di riaprire lo stretto di Hormuz.
