Il carcere di Bollate (Foto: Ansa)
C’è un problema carceri e giustizia in Italia e lo dimostrano le 62 condanne, riferite al 2025, da parte della Cedu, la corte europea dei diritti dell’uomo. Sono questi i dati che vi abbiamo riportato ieri su IlSussidiario.net con riferimento al rapporto annuale della Cedu, che ha valutato gli stati membri e se gli stessi abbiano rispettato la convenzione europea sul tema. Dei 62 casi in cui l’Italia è stata condannata, 38 riguardano la mancata esecuzione delle sentenze, nel senso che lo stato italiano non le ha rispettate anche se definitive.
Ci sono state poi 9 violazioni del diritto ad un processo equo, mentre altri 3 casi sono durati oltre i limiti ragionevoli. Fra i casi citati c’è quello di Anna Maria Ciccone, per cui sarebbe stato violato il diritto di difesa e di contraddittorio. Ci sono poi 3 condanne che avrebbero violato la libertà personale, e persino due violazioni dell’articolo 3, che vieta invece trattamenti ritenuti degradanti e inumani nei confronti di arrestati/imputati.
Spicca ad esempio il caso di Giuseppe Morabito, noto esponente mafioso messo al 41-bis nonostante le sue condizioni fisiche fossero critiche, valutate però in maniera inadeguata e qualcosa di simile accadde in passato con un altro boss, leggasi Bernardo Provenzano. Va precisato che l’Italia non è il Paese peggiore dal punto di vista giudiziario e carcerario secondo la Cedu, ma spesso e volentieri si verificano casi che fanno discutere.
