Migranti (Foto: Ansa)
Circa dieci Paesi dell’Unione Europea hanno chiesto di potenziare le attività di Frontex, l’Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera, con l’obiettivo di contrastare i flussi migratori irregolari. Si chiede l’estensione delle pattuglie anche nei Paesi di partenza e transito, non solo lungo le frontiere esterne dell’Ue, per prevenire le partenze delle imbarcazioni. Si tratta di una svolta rispetto all’approccio tradizionale, che finora si è concentrato soprattutto sulle attività di controllo già all’interno dello spazio marittimo europeo, e di un rafforzamento della presenza operativa dell’Agenzia oltre i confini dell’Ue.
I Paesi promotori della proposta sostengono che prevenire “a monte” i flussi migratori irregolari è più efficace, ma bisogna aiutare le autorità nazionali di Paesi terzi, soprattutto quelli africani situati sulle principali rotte, per istituire pattugliamenti congiunti o missioni internazionali di monitoraggio. Queste attività prevedono un rafforzamento di mezzi navali e aerei, nonché un aumento delle risorse umane operative sotto l’egida di Frontex, con l’obiettivo di migliorare sorveglianza, intercettazioni e raccolta di informazioni in aree di origine dei flussi migratori.
Non mancano criticità: ci sono dubbi sulla compatibilità tra le operazioni extraterritoriali e il diritto internazionale e la sovranità dei Paesi terzi coinvolti e sui diritti umani dei migranti intercettati fuori dalle acque territoriali europee. La discussione verte anche sulla necessità di accordi bilaterali affidabili con i governi dei Paesi di partenza e transito, e sulle responsabilità legali per Frontex e i contingenti dei vari Stati membri. Un aspetto importante per risparmiarsi contenziosi e per assicurare che l’attività rispetti i diritti fondamentali.
