Dopo diversi giorni di voci di corridoio, alla fine è stata ufficialmente confermata dall’Assemblea degli Esperti della Repubblica islamica dell’Iran la nomina di Mojtaba Khamenei al ruolo di nuova Guida Suprema, prendendo – di fatto – il posto che fino alla settimana scorsa era occupato dal padre Ali: figura relativamente ignota al mondo politico estero, è noto in patria per le sue posizioni dure e intransigenti, oltre fortemente legato ai dettami della Rivoluzione islamica, tanto che i “suoi” Pasdaran l’hanno accolto con tutti gli onori del caso.
Certo è che Mojtaba Khamenei non sia affatto gradito a Israele (tanto che già un paio di giorni fa avevano provato a eliminarlo, senza successo), sia per la sua fede assoluta alla Rivoluzione, sia – e forse soprattutto – perché cuore pulsante di quel regime che Tel Aviv sta cercando di eliminare a tutti i costi: non è un caso che da Israele sia arrivato un singolo commento nel quale lo stato ebraico promette di “inseguire” ed eliminare la Guida Suprema e “chiunque tenti di nominarla”.
Dal canto di Trump, invece, è arrivato un commento leggermente più tiepido, ricordando che la Casa Bianca non accetterà nessuna figura alla quale non ha dato il suo personalissimo “via libera”, forse nella speranza di trovarsi davanti a un soggetto maggiormente disposto al dialogo in modo da replicare il (mezzo) successo venezuelano: il tycoon, d’altronde, secondo alcuni suoi fedelissimi inizia a nutrire qualche dubbio sulla guerra israeliana, soprattutto dopo la decisione di Tel Aviv di bersagliare alcune raffinerie di petrolio iraniane.
