Lavoro (Foto da Pixabay)
L’Italia ha avviato la procedura per recepire la Direttiva europea sulla trasparenza salariale, che dovrà essere attuata entro giugno con un decreto legislativo. L’obiettivo di questa norma, come spiegato dal giuslavorista Cesare Pozzoli a IlSussidiario.net, è ridurre il divario retributivo di genere, che secondo dati Inps supera il 25%, rafforzando il principio di parità di retribuzione per lavori di pari valore.
La riforma introduce nuove regole per imprese e lavoratori: i dipendenti avranno il diritto di conoscere i criteri con cui vengono stabiliti gli stipendi e di chiedere informazioni sui livelli retributivi medi per mansioni equivalenti, con dati distinti anche per genere. Le aziende dovranno quindi rendere più trasparenti le politiche salariali e giustificare eventuali differenze.
La normativa prevede anche obblighi di rendicontazione del gender pay gap: le imprese più grandi dovranno comunicare periodicamente alle autorità i dati sulle differenze salariali tra uomini e donne e adottare misure correttive se il divario supera determinate soglie.
Per le aziende è un cambiamento importante nella gestione delle risorse umane, per i lavoratori rappresenta uno strumento per individuare e contestare eventuali discriminazioni, ma in generale si punta a intervenire su una cultura tradizionalmente riservata sugli stipendi e a rendere il mercato del lavoro più equo e verificabile.
