Migranti (Foto: Ansa)
Prosegue l’indagine in quel di Ravenna in merito a presunti certificati che venivano stilati ad hoc per evitare il rimpatrio degli immigrati. Nel mirino, come vi segnalavamo ieri su IlSussidiario.net, ci sono in particolare tre dottoresse del reparto di malattie infettive dell’ospedale ravennate, e altri cinque colleghi, una situazione che ovviamente sta scuotendo dalle fondamenta lo stesso nosocomio di Ravenna.
Di fatto si presume che decine di migranti che si erano fatti visitare prima di venire trasferiti in un CPR, il centro appunto per il rimpatrio, sarebbero stati bollati come “non idonei” al ritorno in patria, per via di alcune patologie mediche però inesistenti. Le autorità stanno cercando di fare luce su questa vicenda, visto che il numero di non rimpatriabili scoperto appare piuttosto altino, ben 34 su 64 casi analizzati, quindi più della metà del totale.
Per la procura di Ravenna le dottoresse e i loro colleghi avrebbero commesso un falso ideologico, reato ovviamente molto grave, senza dimenticare l’interruzione di servizio pubblico, ovvero, non permettere l’espulsione dei migranti, un problema non da poco. Il Resto del Carlino fa infine lumi su due casi di presunto reato: un gambiano definito affetto da Scabbia ma sconfessato chiaramente dalle visite mediche, e un senegalese affetto da un problema polmonare cronico, anche in questo caso – parrebbe – inesistente. Le indagini proseguono.
