Il presidente dell'Ucraina Volodymyr Zelensky al WEF Davos, 22 gennaio 2026 (Ansa)
Sulle pagine de ilSussidiario.net, il generale e opinionista di AnalisiDifesa Maurizio Boni ha ragionato a lungo sulla pace in Ucraina dopo la recente apertura del trilaterale negli Emirati Arabi Uniti che sta coinvolgendo – per la prima volta in questo assetto – sia Mosca che Kiev, guidate (naturalmente) dagli USA: iniziative descritte dalle parti coinvolte come positive e costruttive, ma che – in realtà – secondo Boni difficilmente si dimostreranno utili per arrivare a “significative” svolte sulla pace in Ucraina.
Gli scogli da affrontare per arrivare a una reale pace in Ucraina, infatti, secondo Boni sono ancora parecchi, partendo – com’è facile immaginare – dalla questione del Donbass sulla quale “i russi non cederanno”, considerando già parte della loro federazione tutti i territori annessi “dopo il referendum del 2022”; mentre altrettanto intransigenti sono anche sul tema del “cessate il fuoco” che non sono disposi ad accettare e – forse soprattutto – sul considerare “Zelensky un interlocutore illegittimo” con il quale non vogliono trattare.
Non solo, perché secondo Boni nelle trattative sulla pace in Ucraina si sta ignorando anche il reale obiettivo di Putin che è quello – spiega – di “definire una nuova e duratura architettura di sicurezza europea” in cui venga inclusa anche la stessa Russia; senza dimenticare che nel frattempo nella guerra in Ucraina ci sono anche “grossi interessi economici e finanziari” in gioco che rallentano fortemente i negoziati, con il duplice intento europeo e statunitense di continuare il conflitto “a oltranza, per indebolire la Russia”.
