Plastica (Foto: Pexels)
Tra le tante (troppe) contraddizioni green dell’Unione Europea, spesso si tende a ignorare quella relativa alla plastica, lungamente demonizzata a causa del suo – conclamato e innegabile – impatto ambientale, finita al centro di una delle filiere del riciclo più efficienti al mondo e, infine, accatastata nei magazzini perché le aziende preferiscono – per ovvie ragioni economiche – acquistarla nuova: una contraddizione che secondo il vice della Commissione Ambiente della Lombardia Riccarco Pase può essere risolta esclusivamente a livello politico a Bruxelles, imprimendo una svolta nell’uso della plastica riciclata.
Analizzando il problema, infatti, Pase sulle pagine de ilSussidiario.net spiega che attualmente in Italia e in Europa abbiamo una delle migliori filiere del riciclo della plastica al mondo, ma che si esaurisce nel momento in cui manca un reale “mercato di uscita” per il prodotto lavorato che finisce solamente per riempire “magazzini e centri di stoccaggio”: un vero e proprio problema legato soprattutto – da un lato – alla lunga demonizzazione che si è fatto attorno all’uso dei materiali plastici e – dall’altro lato – alla riduzione netta dei “costi della materia prima (..) vergine”.
La soluzione, però, esiste perché secondo Pase basterebbe che a Bruxelles ci avviasse un vero dialogo per arrivare a misure che “valorizzino la filiera del riciclo”, imponendo anche un vero e proprio “obbligo di utilizzare la plastica riciclata in maniera prioritaria“: il beneficio, peraltro, sarebbe duplice perché si abbatterebbe anche l’uso dei prodotti alternativi – come “bioplastiche o prodotti biodegradabili” – non adatti al riciclo e destinati “per la stragrande maggioranza [ai] termovalorizzatori“.
