Il bosco di Rogoredo a Milano (Foto: Rai)
Sembrano esserci delle importanti novità sul caso del pusher ucciso a Rogoredo in quella che venne descritta come una sparatoria contro un gruppo di sei agenti della Polizia intervenuti nel famigerato boschetto dello spaccio per l’arresto di un altro spacciatore: un caso che ha generato un’ondata di indignazione pubblica e un ampio dibattito politico dal quale si è poi generato anche parte del decreto sicurezza recentemente approvato; ma che ora sembra assumere una connotazione completamente diversa.
Stando alle indagini effettuate fino a questo momento sul pusher ucciso a Rogoredo, infatti, sembra che l’agente che sperò – l’assistente capo Carmelo Cinturrino – non fosse effettivamente in pericolo di vita: sulla pistola impugnata dallo spacciatore, infatti, non sarebbero state trovate le impronte del 28enne e l’ipotesi – avvalorata anche dal racconto di un collega di Cinturrino – è che sia stata posizionata in un secondo momento, di fatto alterando la scena.
Non solo, perché alcune voci riportano anche il fatto che Cinturrino offrisse protezione ad alcuni spacciatori – tra i quali anche il pusher ucciso a Rogoredo – in cambio di droga e soldi: proprio per tutte queste risultanze (va precisato: ancora da confermare) l’assistente capo è stato fermato proprio in queste ore, con l’ipotesi di omicidio volontario e un movente che deve essere ancora ricostruito.
