Referendum Giustizia 2026 (Ansa)
Si è chiuso nella giornata di ieri il primo turno del Referendum giustizia 2026 – che continuerà anche oggi, con le urne aperte solamente fino alle 15:00 – e anche se non vi sono ancora certezze su quello che sarà il risultato che emergerà dalle urne, è già chiaro che l’elettorato italiano ha risposto alla chiamata referendaria come mai (o quasi) aveva fatto prima d’ora, con un’affluenza che ieri sera ha superato di poco il 46% degli aventi diritto.
È proprio in questo scenario – riflette Anselmo Del Duca sulle pagine de ilSussidiario.net – che quasi inevitabilmente potrebbero saltare tutti i calcoli (certamente approssimativi) fatti nel periodo precedente al Referendum giustizia 2026: gli ultimi sondaggi, infatti, davano il “No” in vantaggio con una bassa affluenza e un recupero progressivo del “Sì” all’avvicinarsi della soglia del 50% di votanti; ma se arrivassimo – come le stime sembrano confermare – sopra al 55 per cento, lo scenario sarebbe completamente inedito.
Certo è che, a seconda dell’effettivo risultato del Referendum giustizia 2026, per Meloni si apriranno due possibili scenari: con la già fatta precisazione che non vi saranno dimissioni, infatti, se vincesse il “No” il centrosinistra potrebbe uscirne ulteriormente saldato e la premier potrebbe essere attirata dall’idea di indire elezioni anticipate per capitalizzare i consensi finché sono ancora “caldi”; mentre una vittoria del “Sì” aprirebbe quasi certamente a una nuova (seppur breve, fino al 2027) stagione di riforme, magari spingendo su quel più volte citato premierato.
