Trader Giappone (Foto dall'Ansa)
Mauro Bottarelli lo ha definito “bondmageddon”: si tratta del repentino e inaspettato aumento dei rendimenti dei titoli di Stato giapponesi che ha fatto “tremare i mercati”. Analizzando i mercati obbligazionari, l’incremento è avvenuto in modo anomalo: con un controvalore di trading relativamente limitato (circa 280 milioni di dollari), si è scatenata una violenta reazione dei mercati obbligazionari. Ciò non è accaduto per dinamiche spontanee, ma per una concertazione fra Usa e Giappone, per una sorta di “accordo” tra i due paesi che avrebbe spinto le previsioni sui tassi e sui rendimenti verso l’alto.
Se una dinamica di questo tipo fosse davvero guidata da accordi, secondo Bottarelli si potrebbe arrivare a parlare una gestione politica e strategica dei mercati dei titoli di Stato, con implicazioni ben più ampie di una semplice oscillazione tecnica. La struttura del debito giapponese – in cui circa la metà è detenuta dalla Banca centrale, con forte presenza di banche e assicurazioni locali e con una modesta quota detenuta da investitori stranieri – amplifica la sensibilità alle variazioni di rendimento, potendo così produrre fluttuazioni improvvise con volumi contenuti.
Per Bottarelli dietro il bondmageddon ci sono squilibri strutturali nei mercati del debito sovrano globale: quando le banche centrali e i grandi paesi agiscono in maniera coordinata sui rendimenti, i normali segnali di prezzo potrebbero distorcersi e causare turbolenze sistemiche.
