Roma: il casolare teatro dell'esplosione (Ansa)
Sembrava essere un banale incidente (per così dire) “domestico”, ma in realtà nasconderebbe una verità ben più grave e sconcertante l’esplosione che si è verificata nella tarda serata di giovedì a Roma, precisamente all’interno di un casolare semi-abbandonato e fatiscente nel periferico Parco degli Acquedotti, andato – ovviamente – in larga parte distrutto per la deflagrazione avvertita a parecchi metri di distanza.
In un primo momento, le autorità di Roma avevano ipotizzato che in quel casolare (che, tecnicamente, è una proprietà privata, ma da tempo era completamente inutilizzato, adibito a semplice rimessa) avessero trovato riparo alcuni senzatetto, collegando l’esplosione a una bombola del gas: dalle prime analisi, peraltro, era stato chiarito che le vittime fossero solamente due, anche se inizialmente si credeva che altri corpi potessero trovarsi sotto le macerie.
Dall’analisi dei due cadaveri, però, si è arrivati a una parziale identificazione, riconoscendoli nelle persone di Alessandro Mercogliano e Sara Ardizzone: si tratterebbe di due conclamati anarchici, appartenenti al “gruppo Cospito”, con gli inquirenti che ora ipotizzano che in quel casolare stessero costruendo un ordigno rudimentale, forse con l’obiettivo di organizzare un possibile attentato terroristico a Roma.
