Il cardinale Camillo Ruini nella Basilica di San Pietro (Foto 2025 ANSA/GIUSEPPE LAMI)
Da Papa Francesco a Papa Giovanni Paolo II, il cardinale Camillo Ruini nell’intervista al Corriere ripercorre gli ultimi pontificati: il suo punto di partenza è una domanda, quanto conta oggi la tradizione cattolica e come può essere proposta in modo più chiaro e incisivo nel dialogo con la società moderna.
Secondo l’ex presidente della Conferenza Episcopale Italiana, lo stile pastorale – e in parte anche “politico” – di Bergoglio avrebbe messo in secondo piano alcune tradizioni storiche della Chiesa, segnando un cambiamento nel modo di rapportarsi al mondo contemporaneo.
Ruini mette a confronto questo approccio con quello di Wojtyla, che era stimato non solo dai cattolici, ma anche da persone con idee molto diverse, compresi i non credenti, grazie a un messaggio morale e spirituale diretto e riconoscibile. Invece, Francesco era apprezzato soprattutto da ambienti laici e atei, più che da una parte del mondo cattolico.
Il cardinale ricorda anche che Giovanni Paolo II si oppose a ogni compromesso ideologico con il comunismo, pur dialogando con tutte le realtà culturali e politiche; questa chiarezza, secondo Ruini, gli avrebbe permesso di unire credenti e non credenti attorno a una tradizione vista come un ponte tra Chiesa e società.
