Studentesse fuori da scuola (Ansa)
Nella scuola italiana – ma non solo – sembra essere sempre più diffuso un atteggiamento di rifiuto da parte dei docenti per tutto quel lavoro “nascosto” extrascolastico che vengono chiamati, da anni, a svolgere, assumendosi tavolta responsabilità aggiuntive alle quali non viene corrisposto nessun pagamento extra: un vero e proprio problema, che si è già presentato in alcune aree del mondo e che viene spesso affrontato con il cosiddetto “quiet quitting”.
Per capire di cosa si tratta, basta fare un semplicissimo esempio che sarà capitato pressoché a ognuno di noi, sia in età scolare che – soprattutto – nel caso in cui i propri figli siano attualmente a scuola: quando una classe tecnicamente ineccepibile dal punto di vista del comportamento, infatti, si vede negata una (o più) gita scolastica, la ragione il più delle volte è legata all’assenza di un docente che accetti di accompagnarla.
Proprio il lavoro di accompagnamento, infatti, è parte di quello “nascosto” che citavamo prima, con i docenti che si assumono per più giorni le responsabilità dei loro studenti, senza neppure una maggiorazione salariale: una possibile soluzione potrebbe arrivare dall’esempio della Catalogna, in cui i docenti si sono accordati per rifiutare qualsiasi tipo di gita per l’intero anno scolastico, chiedendo maggiori riconoscimenti per il lavoro extra svolto dalla scuola; con una protesta silenziosa ma efficiente, che – soprattutto – non comprime il diritto allo studio dei giovani.
