Scuola, vacanze e turismo (Foto: Pixabay)
La ministra del turismo, Daniela Santanchè, ha proposto un cambiamento del calendario scolastico distribuendo meglio i giorni di vacanza in favore di un turismo su tutto l’anno. Così facendo si eviterebbe di concentrare viaggi e partenze prevalentemente in estate e a dicembre/gennaio, in favore invece di vacanze senza dubbio più “spezzatino” come avviene già in altre nazioni. Su tutti spicca ad esempio il modello francese, con un pausa estiva di circa due mesi, di fatto luglio e agosto, in aggiunta a maggiori pause nel corso degli altri dieci mesi.
Per i sostenitori della pedagogia – come vi abbiamo scritto su IlSussidiario.net – sarebbe positivo dilazionare le vacanze nell’ennao, evitando di stancare eccessivamente gli alunni e nel contempo riducendo la pausa estiva che provoca una palese difficoltà durante la ripresa di settembre. C’è poi il problema che si pone di dove lasciare i figli per così tanto tempo, soprattutto quando non ci sono nonni, zii e parenti vari. Resta il fatto di contro, che anche riducendo la pausa estiva, senza un’adeguata politica sul lavoro ma anche sui congedi e sui servizi, si rischia semplicemente di redistribuire le problematiche dalla sola estate sul resto dell’anno. Nel contempo il mondo didattico ha accolto con scetticismo la proposta della Santanchè, sottolineando che prima di tutto la scuola non deve essere usata per regolare il turismo e secondariamente sorgerebbero maggiori difficoltà organizzative, comprimendo ad esempio scrutini, esami e attività di programmazione. Insomma, per il momento sembrerebbe essere un no, un domani chissà.
