Il designatore degli arbitri Gianluca Rocchi (Foto 2021 ANSA / MATTEO BAZZI)
L’inchiesta della Procura di Milano sul designatore degli arbitri Gianluca Rocchi per “concorso in frode sportiva” potrebbe avere conseguenze ben oltre il piano penale: anche la giustizia sportiva si prepara a muoversi, con possibili sviluppi che potrebbero riguardare anche società e dirigenti. Secondo esperti di diritto sportivo, come Flavia Tortorella, consulente di società sportive e docente di diritto sportivo, la Procura federale della FIGC può aprire un fascicolo anche partendo dalle notizie di stampa, chiedendo poi gli atti alla magistratura ordinaria. Come spiegato alla Stampa, da quel momento si attivano tempi rapidi: 60 giorni per le indagini preliminari, con eventuali proroghe.
Il nodo resta il possibile coinvolgimento dei club: se emergesse un “concorso” nell’illecito, le conseguenze potrebbero essere pesanti, perché il sistema normativo sportivo distingue tra violazione del principio di lealtà e vero e proprio illecito sportivo, ma entrambi tutelano lo stesso bene, la regolarità della competizione. Tra gli elementi emersi, particolare attenzione ha suscitato il riferimento ad arbitri considerati “graditi” o “sgraditi”, circostanza che, se dimostrata, potrebbe aprire scenari più ampi, coinvolgendo anche società ma, al momento non esistono prove definitive di un coinvolgimento diretto dei club.
Le possibili sanzioni, in caso di accertamento, sono tra le più severe previste dal codice sportivo: penalizzazioni in classifica, retrocessioni o addirittura esclusione dai campionati; per i singoli tesserati, invece, si va da squalifiche a inibizioni. Per ora resta tutto in una fase preliminare, ma una cosa è certa: se l’indagine penale dovesse confermare irregolarità, la giustizia sportiva interverrà con tempi molto più rapidi.
