Cartello di protesta che ritrae il presidente siriano al Sharaa, (ex) jihadista dello Stato islamico (Ansa)
Nel corso di un’intervista rilasciata a ilSussidiario.net, il giornalista libanese Camille Eid ha spiegato come si è evoluta la situazione in Siria dal momento dell’accordo stipulato dal presidente Al-Sharaa con i curdi che ha posto fine a una secolare ostilità e alla volontà di quest’ultima minoranza di controllare l’intero stato di Damasco, o – quanto meno – di ottenere un’indipendenza dal governo centrale: una situazione – quella della Siria – ancora fortemente in evoluzione secondo Eid, anche per quanto riguarda l’effettiva accettazione dell’accordo da parte della frangia più intransigente dei curdi.
Eid, infatti, spiega che dopo l’accordo formale con il governo della Siria, nel Rojava “c’è malcontento” perché i curdi hanno perso in pochissimo tempo “l’80% del territorio” che avevano duramente conquistato negli anni, in cambio della semplice concessione di nominare “un governatore [nella] provincia di Al Hasakeh” e di veder riconosciuta “la loro lingua e altri diritti”; il tutto – peraltro – provocando la probabile fuga di circa “2mila terroristi” durante il loro trasferimento nelle “strutture detentive in Iraq”.
Certo è, comunque, che Al-Sharaa intende replicare il risultato dell’accordo con i curdi anche ai drusi e agli alawiti: da parte di questi ultimi l’accettazione sembra improbabile, rigettata soprattutto dai “fautori del separatismo” con la Siria che vedono in Israele il principale partner e già parlano di una possibile alleanza contro il governo centrale; mentre con i primi – spiega Eid – la trattative è momentaneamente “rinviata” in cambio di un accordo con il quale Al-Sharaa ha promesso che “non sarebbe entrato nella provincia di Suwaida” con il suo esercito.
