Matteo Salvini e Giancarlo Giorgetti, Ministri della Lega in Parlamento (ANSA 2025, Riccardo Antimiani)
Il tema delle spese militari irrompe prepotente nel dibatto politico con le crescenti pressioni da parte di Bruxelles affinché Roma aumenti gli stanziamenti per la Difesa e il ministro Giancarlo Giorgetti trasformato in una sorta di “bersaglio” da parte delle opposizioni: il leghista vicinissimo a Salvini, infatti, ha ipotizzato uno scostamento di bilancio per le spese militari, porgendo il fianco alla battagliera sinistra che già grida alla spaccatura all’interno dell’esecutivo.
Secondo Antonio Fanna, in realtà, la linea di Giorgetti – e, di conseguenza, della Lega – è quella di aprire a un aumento per le spese militari, ma afferendolo alla difesa interna più che all’esercito strettamente inteso: il ministro, insomma, avrebbe solamente aperto a un nuovo (sempre più necessario) dibattito interno, senza allontanarsi dalla linea del Carroccio e senza sposare la linea più “militarista” di Meloni e Crosetto.
La palla delle spese militari, insomma, è rimessa nelle mani di Bruxelles che ora si trova costretta a rispondere a una fondamentale domanda: continuare a finanziare a oltranza l’Ucraina per sostenere uno sforzo bellico che (chiaramente) non porterà mai alla vittoria contro la Russia, oppure – come ha spiegato la stessa Meloni nella conferenza di fine anno – riaprire alla diplomazia con Putin e il Cremlino?
