Dollaro (Foto da Pixabay)
I prezzi di oro e argento continuano a salire, ma c’è un altro fenomeno che merita attenzione secondo Paolo Annoni: la svalutazione del dollaro sui mercati valutari, perché sta creando nuove difficoltà anche per l’Unione Europea. Il biglietto verde ha perso terreno rispetto alle principali valute, in particolare nei confronti dell’euro: il cambio euro/dollaro è passato da circa 1,17 a quasi 1,20 in pochi giorni, facendo segnare una svalutazione del dollaro di quasi il 3% in tre giorni di contrattazioni. Un movimento che non si vedeva dall’aprile scorso, quando il presidente Donald Trump aveva annunciato i dazi, e riflette una tendenza al deprezzamento della moneta statunitense negli ultimi periodi.
La svalutazione del dollaro ha conseguenze complesse per l’Unione Europea, perché tende a rendere le esportazioni statunitensi più competitive, visto che i beni prodotti negli Usa costano meno in valuta estera, e a far salire il valore dell’euro, che a sua volta può influire negativamente sulla competitività delle esportazioni europee. Inoltre, un dollaro meno forte può stimolare pressioni inflazionistiche sui prezzi internazionali delle materie prime (come il petrolio quotato in dollari), su cui l’economia europea dipende in modo importante, aggravando le dinamiche inflative già presenti in molte economie dell’area euro.
Secondo l’analisi di Annoni, la causa di questo indebolimento si intreccia in parte alle politiche economiche e alle scelte dell’amministrazione Trump, che l’anno scorso ha promosso una serie di misure protezionistiche e di dazi considerate dal mercato come segnali di incertezza o di rischio geopolitico, spingendo gli investitori verso metalli rifugio e altre valute più stabili.
