Commissione Ue (Foto: Ansa)
Con la crisi energetica che difficilmente si risolverà (così come spera Trump con il suo ultimatum all’Iran) entro le prossime 24 ore, non sorprende che cinque Paesi europei abbiano deciso di fare fronte comune per proporre l’adozione di una tassa UE sugli extraprofitti che replichi quella già attuata nel 2022 dopo lo scoppio della guerra in Ucraina: dietro alla proposta – riferisce l’Ansa – ci sarebbero Italia, Germania, Spagna, Portogallo e Austria e anche da Bruxelles sembrano essere arrivati i primi pareri positivi.
Come dicevamo già poche righe fa, l’idea della tassa UE sugli extraprofitti sembra essere del tutto simile a quella che fu introdotta nel 2022, quando le società energetiche pagarono una maggiore del 33% sui profitti realizzati nel biennio eccedenti del 20% rispetto alla media dei profitti dei quattro anni precedenti: una soluzione che servì soprattutto a limitare il peso della speculazione, permettendo ai governi di introdurre misure di sostegno alle famiglie e alle imprese.
Oltre al sostegno dei cinque paesi proponenti, l’idea di una tassa UE sugli extraprofitti sembra piacere anche al Commissario europeo dell’Economia Dombrovskis, con l’ipotesi che – soprattutto grazie alla sua vicinanza con Ursula von der Leyen, della quale fu vice nel suo precedente mandato europeo – dalla Commissione potrebbe arrivare il via libera; mentre la vera partita si giocherà solamente tra i banchi del Consiglio, con la buona notizia che non servirà l’unanimità per l’approvazione.
