Francoforte, la sede della BCE (ANSA-EPA 2025)
Nonostante le attese e le previsioni economiche per il 2026 fossero positive, segnale di una crisi che sembrava essere ormai praticamente superata, recentemente sia la BCE che la FED hanno deciso di mantenere i tassi d’interesse invariati, con l’Eurozona che viaggia sull’ordine del 2% e gli Stati Uniti leggermente più in alto, a quota 3,75 per cento: decisioni strettamente prudenti, per evitare che eventuali ribassi possano portare a quella più volte citata stagflazione, in un contesto storico e geopolitico tutt’altro che tranquillo.
Proprio la guerra in Iran, infatti, è la principale ragione che ha costretto i due istituti bancari a mantenere la linea prudente sui tassi, a fronte di previsioni economiche attualmente fortemente condizionate dalla crisi energetica che sta iniziando già a far sentire i suoi effetti, sopratutto sull’eurozona: non è una caso che l’inflazione a febbraio abbia recuperato due punti percentuali rispetto a gennaio, passando da 1,7 per cento a 1,9 per cento.
Non solo, perché gli analisti che guidano le scelte sui tassi d’interesse ritengono anche che l’inflazione chiuderà il 2026 con un aumento di 2,6 punti percentuali, abbassandosi leggermente (fino al 2%) nell’arco del 2027, con l’ovvia conseguenza che anche la crescita economica sarà relativamente compressa: le attese – sempre per l’eurozona – sono di un aumento dello 0,9 per cento nel 2026, poi ancora dell’1,3% nel 2027 e dell’1,4% nel 2028.
