Una miniera di terre rare in Cina (Foto: ANSA-EPA/QILAI SHEN)
Secondo un’indiscrezione lanciata da Bloomberg, Stati Uniti ed Europa sarebbero pronti a siglare un protocollo d’intesa sulle terre rare, aprendo a una cooperazione che mira innanzitutto a contenere il (quasi) monopolio della Cina su un settore in fortissima crescita e che nei prossimi anni diventerà sempre più centrale per le economie occidentali: sul tema dell’accordo sulle terre rare ha riflettuto Paolo Annoni sulle pagine de ilSussidiario.net, mettendo in fila le nuove opportunità che si aprono per l’Unione Europea.
L’accordo sulle terre rare – così come presentato da Bloomberg – punterebbe alla creazione di una vera e propria catena di fornitura condivisa tra USA e UE per la costruzione delle componentistiche fondamentali per le nuove tecnologie (anche, ma non solo, quelle green): l’idea alla base è quella di permettere ai due blocchi di rifornirsi degli elementi necessari, senza dover obbligatoriamente passare per la Cina; il tutto attraverso alcuni meccanismi di sostegno ai prezzi che limiterebbero le manipolazioni del mercato.
Per l’Europa – spiega Annoni – è arrivato il momento di “cambiare prospettiva” sulla sua attuale gestione dell’economia, abbandonando l’attuale modello che è “venuto meno” a fronte di un mondo che cambia rapidamente, rimettendo “al centro l’industria”: il modello da seguire è proprio quello degli Stati Uniti che – sotto la guida di Trump – hanno messo in campo politiche di “deregolamentazione“, una serie di “norme pro-impesa” e – soprattutto – introdotto una “massima flessibilità nelle scelte energetiche“; tutti aspetti ancora lontani dal modello economico europeo.
