Proteste Iran dopo la morte di Khamenei (Ansa)
La tregua in Iran è stata accolta con grande soddisfazione in ogni angolo del mondo, ma secondo Nicola Pedde – direttore dell’IGS, intervenuto in queste ore sulle pagine de ilSussidiario.net – è ancora presto per cantare vittoria dato che “siamo in una situazione interlocutoria” e solamente tra due settimane si potranno capire gli effettivi sviluppi, quando (e se) farà formalizzato un accordo; peraltro, fermo restando che al tavolo delle trattative si arriva con due proposte “massimaliste, inaccettabili per le controparti”.
Alla tregua in Iran, inoltre, secondo Pedde si arriva anche con numerose “questioni complesse da risolvere”, partendo dalle “garanzie durature di sicurezza” chieste da Teheran e arrivando – soprattutto – fino alla futura gestione dello Stretto di Hormuz con “Trump [che] chiede il ripristino del libero passaggio” e gli ayatollah che vogliono mantenere l’attuale “controllo quasi esclusivo con l’Oman”; senza dimenticare la fondamentale “questione nucleare” che resta “tutta da definire”.
Certo è che la tregua in Iran – sempre secondo Pedde – vede gli USA partire da una situazione di netto svantaggio dal punto di vista della “narrativa politica” perché il regime è cambiato in peggio, il programma nucleare non è stato interrotto e “sotto il profilo tattico” gli obiettivi raggiunti fanno pensare a un mezzo “fallimento” per l’amministrazione Trump; mentre guardando al futuro, secondo Pedde per ora “la possibilità che si torni al conflitto è alta”, con il “50 e 50” tra la tenuta della tregua e l’escalation.
