Delcy Rodriguez, Presidente ad interim del Venezuela dopo la cattura di Maduro (ANSA-EPA 2025)
Caduto (o meglio, deposto) Maduro dalla sua dispotica guida del Venezuela, non c’è voluto molto prima che si iniziassero a moltiplicare gli appelli per la liberazione dei tanti detenuti politici che si trovano nella famigerate carceri di Caracas e – dopo diversi giorni di apprensione e paura -, alla fine la diplomazia italiana e vaticana ha fatto il suo corso: è di pochi giorni fa, infatti, l’annuncio dell’avvenuta scarcerazione di Alberto Trentini e Mario Burlò, entrambi da piĂą di 400 giorni nelle carceri del Venezuela, (quasi) completamente isolati dai contatti esterni.
Una vera e propria – oltre che innegabile – vittoria, specialmente per le loro famiglie che non aspettavano altro che un ritorno (peraltro, in salute) dal Venezuela, ma che al contempo solleva anche qualche sospetto su cosa stia veramente succedendo negli alti palazzi di Caracas; specialmente se si considera che nel frattempo anche Trump sembra aver cambiato nettamente rotta, prima bollando come inaffidabile la leader dell’opposizione Machado – considerata la vera vincitrice delle ultime elezioni – per poi riabilitarla e, addirittura, promuoverla.
Secondo un’analisi di Arturo Illia, ciò che sta accadendo in Venezuela è piuttosto semplice da interpretare: il regime chavista, infatti, sembra essere al centro di un violento scontro interno tra RodrĂguez e Cabello che ha minato completamente la fiducia dei potenziali investitori petroliferi statunitensi che vedono nel potere di Caracas un’inaffidabilitĂ tale da scoraggiare i loro – altissimi: si parla di piĂą di 100 miliardi necessari – potenziali investimenti nel greggio del Venezuela; ed è qui che rientra in gioco Machado e l’ipotesi di un nuovo assetto del potere, forse piĂą vicino agli USA.
