Jerome Powell, Presidente della Fed (Ansa)
Dopo le recenti mosse da parte di Trump contro il governatore della FED Jerome Powell c’è grande attesa – non solo negli USA – per il futuro di uno scontro che rischia di far crollare un presidente che si sente troppo sicuro di sé, arrivando anche a sfidare apertamente quello che è il vero fulcro del potere mondiale, ovvero il sistema bancario: proprio su questi argomenti si è concentrato il professor Giulio Sapelli in un’intervista, sostenendo che le mosse di Trump contro Powell siano una sorta di “scatto di nervi” che rischia di trasformarsi nel “suo più grande errore”.
Secondo Sapelli, infatti, dietro ai duri attacchi contro Powell ci sarebbero ragioni soprattutto politiche, con il presidente che sta cercando di riconquistare terreno in vista delle “elezioni di midterm” che lo vedono – soprattutto sul piano interno – in grandi difficoltà: per farlo, secondo il docente sta cercando di costruire “una dittatura personale” che andrebbe addirittura oltre al potere che Mussilini riuscì a conquistare, dato che se quest’ultimo era controllato “dagli uomini di JpMorgan”, il tycoon vuole anche un controllo completo “sull’economia”.
Certo è che se Trump dovesse continuare nella sua linea di attacco a Powell, “l’establishment profondo degli Stati Uniti” non resterà certamente a guardare e senza ipotizzare nuovi “assassini” come quelli che si sono visti in passato ai danni di presidenti più o meno scomodi, potrebbe andare facilmente incontro “all’impeachment”; o anche – ancor più facilmente – a una “bruciante sconfitta alle elezioni di midterm“: al di là dello scontro politico, infatti, Powell e i banchieri non possono rischiare che il dollaro “esca a pezzi” dalle sconsiderate mosse economiche ipotizzate da Trump; senza contare che un crollo dell’economia USA gioverebbe anche a realtà come “Cina, Russia e Iran”.
