Trump all'inaugurazione del Board of Peace (Ansa)
Sembra essere una decisione in parte immotivata, ma che va inserita nel contesto delle crescenti tensioni in Iran e – soprattutto – nello Stretto di Hormuz, quella comunicata dal presidente USA Donald Trump in queste ore, graziando temporaneamente Vladimir Putin dalle pesanti sanzioni che pendono sulle esportazioni del petrolio russo: non si tratta di un vero e proprio annullamento, quando piuttosto – appunto – di una deroga che dovrebbe avere una durata limitata di una 30ina di giorni.
La decisione di Trump avrebbe un obiettivo ben preciso, ovvero quello di aumentare la quantità di petrolio immesso sul mercato in un contesto in cui l’attraversamenti nello Stretto di Hormuz sono stati ridotti a zero, con i trasportatori petroliferi che non sono – ovviamente – disposti a sfidare i divieti di Teheran mettendo in pericolo equipaggi e navi: secondo alcuni analisti, la sospensione delle sanzioni potrebbe generare guadagni pari a circa 150 milioni di dollari giornalieri, utili – per Putin – al finanziamento del conflitto in Ucraina.
Com’è facile immaginare, la sospensione decisa da Trump non è passata inosservata ai leader mondiali e sono già numerose le critiche mosse contro il tycoon: in particolare, Merz (nella persona della sua ministra dell’economia Katherina Reiche) e Macron hanno parlato di una decisione inaccettabile; mentre anche Zelensky si è mostrato particolarmente critico, ritenendo la mossa del tycoon utile soprattutto per “rafforzare la Russia” e la sua macchina della guerra.
