Commissione UE (Ansa)
La recente richiesta ai paesi della NATO da parte di Trump di fornire il loro supporto alla guerra in Iran, aiutando a sbloccare il delicato fascicolo dello Stretto di Hormuz, sembra aver aperto a una dinamica singolare in UE con i 27 che, dopo anni di scontri interni su tutti i più importanti temi della politica comunitaria ed estera, si sono riscoperti – quasi come per miracolo – un fronte unito attorno a un “no” categorico.
Un’unione, però, che secondo un’analisi di Del Duca pubblicata su ilSussidiario.net, rischia di disgregarsi piuttosto rapidamente, quando l’attenzione passerà da Trump a quegli stessi divisivi fascicoli: è sicuramente il caso del green deal, con von der Leyen che – pur ammettendo che gli obiettivi devono essere resi più realistici – sembra ancorata alla sua idea di guidare una transizione che sta distruggendo l’industria europea.
A maggior ragione – e collegato anche alla crisi generata dalle decisioni di Trump -, la stessa dinamica si vedrà anche per quanto riguarda il petrolio: il tycoon ha già riaperto alla Russia, ricchissima dell’oro nero necessario per qualsiasi attività umana, ma il sentimento in UE è tutt’altro che comune, con il solo Belgio che ha avuto il coraggio di avanzare l’ipotesi di dialogare con Mosca; ovviamente con risultati scarsi e deludenti.
