Presidente USA Donald Trump con il Segretario di Stato in Vaticano, Card. Parolin (ANSA 2025)
È una riflessione senza alcun carattere ufficiale quella siglata dai cardinali statunitensi Robert McElroy, Blase Joseph Cupich e Joseph William Tobin – fedelissimi e vicinissimi a Papa Leone XIV, anch’egli statunitensi – in cui riflettono sull’operato del presidente Donald Trump, ponendo in particolare l’attenzione sulla sua recente dichiarazione secondo cui l’unico freno alle azioni che il tycoon vorrebbe compiere è dettato dalla “mia stessa moralità“: parole che secondo i cardinali impongono una profonda riflessione, partendo proprio dalle mosse che Trump ha compiuto in questo primo anno di presidenza.
Secondo i cardinali, infatti, la citazione di Trump a una sedicente moralità – specialmente se intensa come cristiana e cattolica – sarebbe del tutto scorretta a fronte delle sue “politiche distruttive” che sarebbero creando “polarizzazione” in un modo un tempo (almeno, apparentemente) più armonioso: a dimostrarlo ci sarebbero – tra gli altri – gli esempi dell’Ucraina, ma anche del Venezuela e la più recente crisi sulla Groenlandia che interrogano il mondo – e lo stesso dovrebbero fare con Trump – sul “significato profondo di pace“.
Per i cardinali, insomma, prima di parlare di moralità, Trump dovrebbe perseguire una “pace giusta e sostenibile”, dando seguito agli appelli del Pontefice per abbandonare la sua “diplomazia basata sulla forza”: solo così si può recuperare la “bussola etica” degli Stati Uniti e del mondo intero, relegando la violenza, la guerra e le armi a ciò che dovrebbero essere, ovvero un’ultima “estrema risorsa” da evitare.
